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Crisi e futuro delle professioni di cura: gli esiti della ricerca Euricse sul lavoro in cooperativa

Si sono svolti la scorsa settimana, giovedì 15 a Lecco e venerdì 16 febbraio a Sondrio, presso le Camere di Commercio territoriali, i due convegni dal titolo “Crisi e futuro delle professioni di cura”, organizzati da Confcooperative dell’Adda, Consorzio Consolida e Consorzio Sol.Co. Sondrio. Due momenti territoriali partecipati da più di 200 persone, che hanno avuto lo scopo di presentare gli esiti della ricerca “LAVORARE IN COOPERATIVA OGGI. La voce dei nuovi professionisti della cura e il turn over nelle imprese sociali” affidata a Euricse, ente specializzato nello studio dell’economia sociale, e realizzata grazie al prezioso contributo di Fondazione Comunitaria del Lecchese e Fondazione Pro Valtellina.

Un tema delicato e centrale per la tenuta del sistema di servizi alla persona, che ha chiamato a raccolta rappresentanti degli enti locali, delle ATS territoriali, delle rappresentanze sindacali, oltre che del mondo del Terzo Settore, per riflettere in maniera condivisa sugli elementi di attrattività del lavoro sociale per le giovani generazioni di operatori, oltre che analizzare, con rigore e scientificità, quali elementi di contesto e quali dinamiche organizzative incidano sull’elevato tasso di turn over all’interno del settore (28,3% sul complessivo dei lavoratori, ma che si impenna al 35,8% sul campione di lavoratori under 35).

“La partecipazione così numerosa ci conferma l’urgenza di questa riflessione. Non mi è mai capitato come nell’ultimo anno di trovare una convergenza così forte su questo allarme, dettato dal fatto che non riusciamo più a trovare i professionisti della cura. È un tema comune a molti altri settori, ma nei servizi alla cura non trovare risorse umane significa mettere a rischio la sicurezza delle nostre comunità

Gabriele Marinoni, Presidente di Confcooperative dell’Adda, durante l’apertura dei lavori di entrambi i seminari

Presenti anche i Presidenti delle due Fondazioni territoriali, che hanno fortemente creduto nella ricerca perché “il tema riguarda tutti e ciascuno, non solo gli addetti ai lavori. La preoccupazione riguarda non solo il venir meno dei servizi ma anche l’impoverimento di un patrimonio relazionale di cura che si sta disperdendo” ha sottolineato Maria Grazia Nasazzi di Fondazione Comunitaria del Lecchese.

É la prima ricerca in Italia di questo tipo: un’operazione coraggiosa e innovativa, con un campione davvero molto significativo di 1.200 operatori coinvolti e 24 cooperative sociali che hanno aderito con convinzione alla ricerca. Un settore che si guarda dentro e che dà voce ai propri lavoratori, mentre altre indagini di questo tipo interrogano solo i vertici organizzativi”

Stefano Arduini, direttore della rivista Vita, che ha moderato le due giornate

Le ricercatrici di Euricse, Sara Depedri e Martina Bonazza, hanno illustrato i principali elementi presi in analisi, mettendo in luce il fatto che i giovani professionisti della cura attribuiscono grande importanza all’aspetto contrattuale, una tendenza che a livello nazionale si riscontra certamente anche in altri settori (pensiamo al tema delle grandi dimissioni). Questa consapevolezza emerge chiaramente da una riflessione approfondita sulle dinamiche organizzative e dalla necessità di un miglior posizionamento in termini di compiti e competenze professionali. In risposta a tali considerazioni, molti di loro orientano la propria scelta verso enti pubblici, soprattutto per quanto riguarda gli educatori impiegati nei servizi di assistenza scolastica, gli assistenti sociali e gli operatori socio-sanitari.

“Nei processi di affidamento dei servizi, pubblico e privato sociale condividono la funzione sociale e lo sviluppo territoriale, ma non pongono al centro della progettazione il “buon lavoro”. Questa è una pista di lavoro molto importante per trovare nuove strategie di fidelizzazione dei lavoratori ma anche di recruitment di nuovi operatori

Sara Depedri e Martina Bonazzale ricercatrici Euricse

Tuttavia, al di là delle criticità sopra evidenziate, i giovani individuano diversi elementi positivi nel lavorare in una cooperativa oggi, tra cui un clima organizzativo estremamente positivo, una profonda motivazione personale nel contribuire a un processo di cura e la consapevolezza di svolgere una professione che consente una crescita personale, sia in termini di competenze che di responsabilità nei confronti della comunità.

“La ricerca è un punto di partenza, non d’arrivo. Le cooperative devono raccogliere le sfide poste dalla ricerca, ma anche il contesto territoriale deve essere interrogato e coinvolto. Il modello di welfare può in questo senso fare la differenza, soprattutto se basato sulla collaborazione tra pubblico e privato”

sostengono i due rappresentanti dei Consorzi territoriali di Lecco e Sondrio, Lorenzo Guerra e Elena Bottà.

Una sollecitazione che ha visto concordi anche i numerosi partecipanti alla due tavole rotonde*, che si sono detti aperti a trovare strategie comuni sin da subito.

PARTECIPANTI TAVOLA ROTONDA:

LeccoGuido Agostoni – Presidente dell’Assemblea dei Sindaci Distretto di Lecco, Fabio Muscionico – Direttore del Dipartimento per la Programmazione e l’integrazione Sociosanitaria ATS Brianza, Walter Algarotti -Responsabile formazione Camera di Commercio Como-Lecco, Mirco Scaccabarozzi – Segretario generale CISL Monza Brianza Lecco, Virginio Brivio – Presidente UNEBA

SondrioDavide Menegola – Presidente della Provincia di Sondrio, Luca Della Bitta – Sindaco di Chiavenna, Vincenzo Petronella – Direttore generale ATS Montagna, Cristina Toscano – Area Servizi alla persona Fondazione Cariplo, Davide Fumagalli – Segretario generale CISL Sondrio, Simone Cerlini– AfolMet Città Metropolitana di Milano.